martedì 2 febbraio 2010

Due Amici - capitolo 4


Quadro Quattro
E improvvisamente, fulmini e lampi...

10 commenti:

  1. Lorenzo si era ripreso. Damiano lo aveva aiutato, come sempre, e aveva promesso di accollarsi con gli amici la colpa dell’ormai certo ritardo. Tanto tutti sapevano che lui era un imbranato! Senza perder altro tempo si rimisero in cammino. Lorenzo era ancora pallido e parlava poco, segno che proprio bene non stava. Ma la sfortuna ci si mise di mezzo. All’improvviso, ma non tanto in verità, qualche nuvolone nero in lontananza s’era fatto vedere fin dal mattino. Ma da ragazzi, si sa, non si pensa mai al peggio, si spera sempre che il vento spiri da tutt’altra parte e porti via le nuvole. All’improvviso, dunque, o quasi, un violento acquazzone si abbatté sui ragazzi.

    Damiano continuava a rimuginare silenzioso mentre camminavano sul lungo mare e Lorenzo invece, come al solito, parlava, parlava, parlava... Damiano sentiva una parola ogni tanto: Se ci prendono…. Possiamo fare…. Ci faremo valere… ci…ci..ci….
    I suoi pensieri erano altri, non riusciva a seguire l’amico che sfarfallava come sempre. Anzi si chiedeva se veramente Lorenzo fosse suo amico. Lo era mai stato?
    Non gli piacevano i suoi pensieri ma non poteva fermarli. Quella mattina era scattata una molla e Damiano ora desiderava solo venirne a capo: chi era veramente Lorenzo? E cosa era per lui?

    La sua mente tornò a quella mattina e al temporale improvviso che si abbatté su di loro

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  2. Sostarono una buona mezz’oretta. Marco si era ripreso, il vomito aveva depurato in buona parte il suo organismo giovane e forte, ma naturalmente non aveva voluto fare colazione.
    Ripresero allora la salita. Quando erano partiti l’alba appena passata preannunciava una limpida giornata autunnale. Ma si sa, la montagna è come il mare in fatto di previsioni meteo. Il cielo andava oscurandosi, le nubi si ricorrevano veloci. In lontananza qualche bagliore, tra le nubi e la cima delle montagne. Non era la prima volta che gli capitava, avevano una certa esperienza di montagna. Ma questa volta furono più preoccupati, al momento era solo una sensazione però. Al campo a cui erano diretti mancava più di un’ora di marcia. Iniziarono ad affrettare il passo, Marco in testa. Sergio si voltava spesso a guardare il fronte di nubi che li stava raggiungendo velocemente.
    Infine se lo ritrovarono sulle teste, ancora quaranta minuti buoni di cammino davanti. Arrivarono i primi lampi. I fulmini erano la loro preoccupazione principale. Anche quelli li raggiunsero, uno sciame incessante sulle loro teste. Sergio gridò - Marco… gettiamoci a terra, non ho intenzione di fare da bersaglio – Così i due tirarono fuori dagli zaini un enorme telo plasticoso e ci si sdraiarono sotto, a contatto con la dura roccia. Stettero un bel po’ a parlare di Dora e Eli, mentre aspettavano che il temporale li sorpassasse.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Angelo ci mette un po’ a riprendersi. Mi fa cenno di stare lontano, ma mi avvicino lo stesso e gli passo il pacchetto dei fazzolettini. «Perché mi ostino a mangiare la frutta?», scherza. «Lo so che mi fa male, dev’essere una specie di intolleranza». Sorrido per tranquillizzarlo, ma lo sento ancora scosso e propongo di fermarci un po’ per poi tornare indietro.
    «Dai, sto bene, dammi un minuto e ripartiamo».
    «Si è conclusa la vendetta del budino?»
    «Traditore di merda. Anzi, traditori. Hai visto quanti ne ho fatti fuori? È stato un investimento, Enrico mio, sto lavorando per le prossime notti folli. Secondo me tu hai fatto colpo sulla moretta».
    Mi schermisco, come sempre.
    «Ma no, tutte erano ai tuoi piedi».
    L’inganno della Roccaforte non si è consumato del tutto: mentre Angelo si rimette in piedi e a stento riprende a camminare, capisco che non è stato l’unico a sbagliare. Lui ha chiesto troppo alle sue capacità peptiche, io mi sono affidato ciecamente al meteo. Sullo schermo c’erano tre cirrostrati bianchi come zucchero filato, mentre adesso da ponente arriva di corsa una bella nuvolaglia blu scuro, scintillante di lampi. Noi siamo vestiti leggeri e non abbiamo neanche preso un k-way.
    «Fermati, Angelo – lo blocco – è meglio che stiamo qui».

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  5. ( L’indomani mattina Giacomo e Antonio soli sotto il Popera)
    Antonio
    Sicuro che te la senti di fare la ferrata
    Giacomo
    Ma si, perché ieri ho avuto un mal di pancia non significa che oggi non posso camminare.
    Antonio
    Bé ieri il mal di pancia t’era passato, ma ieri sera da Javi, tra ombre e grappini non ti sei risparmiato, certo che anche Gianna e Amalia ci hanno dato dentro, io se vi avessi seguito, stamattina sarei uno straccio.
    Giacomo
    In compenso tu Hai continuato con la storia dei numeri primi e Gianna e Amalia ti ascoltavano come se raccontassi un’avventura, sarà mica che a fare l’intellettuale con le donne funziona?
    Antonio
    Io mi diverto sul serio con quelle storie, anche se non sono un matematico, anzi sospetto che mi diverto soprattutto perché non sono un matematico, posso cogliere le cose che mi stuzzicano senza l’onere di calcoli noiosi e senza il rigore che per i matematici è una religione.
    Giacomo
    Certo che quella storia del piano teta sembra un racconto di fantascienza, poi che significa uno spazio a quattro dimensioni? La quarta qual’è?
    Antonio
    Credo che non abbiamo nessuno strumento per visualizzare una cosa del genere perché noi di dimensioni ne abbiamo tre, del resto pensa a uno spazio a due dimensioni, nel quali manchi lo spessore, degli uomini relegati su un piano bidimensionale, come faresti a spiegare loro l’esistenza dello spessore? Avresti le stesse difficoltà che abbiamo noi a capire la quarta, al massimo possiamo farcene un’idea attraverso uno sviluppo, pensa a un cubo scomposto su un piano, a scuola ce lo facevano fare, ma noi poi sappiamo come viene riavvolgendolo, perché fa parte della nostra esperienza, invece un tesseratto, che sarebbe un cubo quadridimensionale nel suo sviluppo non è un problema perché ipotizzi che ogni lato è a sua volta un cubo, ma come venga ricomposto, non riuscirai mai a visualizzarlo, ti mancano gli strumenti.
    Giacomo
    C’è da perderci la testa, certo che la matematica è una cosa strana, tutti i discorsi sul concetto di infinito, se non ci poni attenzione ti sembrano facili, poi arrivi tu e mi dici che una retta è fatta da un’infinità di punti, e questo mi stà bene, ma poi aggiungi che se di questa retta consideri un segmento di un centimetro anche quello è fatto da un’infinità di punti, la cosa non funziona più, lo so che dipende dal fatto che un punto per definizione non ha dimensioni, ma questo significa che punti, rette e piani non esistono in natura sono soltanto idee.
    ( Intanto camminando sul sentiero erano arrivati alla prima corda della ferrata )
    Antonio
    Appunto, idee, come diceva Platone, solo che per lui le idee erano il reale e le cose la loro brutta copia anzi, la loro ombra proiettata da un grande fuoco sul fondo di una caverna. Il problema è se serve o no un Demiurgo. Veniamo al concreto, guarda che nuvoloni neri, mi sa che è meglio rientrare, la ferrata per oggi non è il caso.
    Giacomo
    E no, siamo arrivati fin qua non possiamo abbandonare proprio ora che comincia il divertimento, poi guarda, il vento porta il nuvolone verso Cortina. Dai andiamo.
    ( cominciano la ferrata con Antonio perplesso ma determinato a non farsi indietro. Dopo 10 minuti tuoni e lampi e Antonio e Giacomo non parlano più, pensano soltanto a stare appiccicati alla parete in attesa che il temporale passi )

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  6. A proposito o a sproposito, sto pubblicando una specie di romanzo sul mio blog, chi vuole può darci un'occhiata, mi interessano critiche e commenti. Per ora sto inserendo un capitolo al giorno, ci sono, in mezzo anche pezzi postati su questo blog.
    Critiche e commenti vanno bene anche quì, disegni di commento sarebbero poi l'ideale.
    a presto.

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  7. Enrico si catapultò sull'amico che ancor non riusciva a mettersi in piedi.
    -Che hai mangiato? Ma che ti sei preso a colazione? E per strada hai raccolto qualcosa???- Enrico era preoccupato, mentre Giacomo, se avesse potuto muovere i muscoli del viso, avrebbe sorriso davanti la sincera e un po' pedante preoccupazione dell'amico.
    Provò a mettersi seduto e affondò le dita tra i fili erba... Era uno di quei gesti che avevano un effetto benefico su di lui. Enrico lo guardò e gli si sedette accanto, in silenzio, sbirciando dietro i ciuffi che gli cadevano sulla sua bella e ampia fronte, ancora in ansia per la salute dell'amico e indispettito perchè <<...Se lui avesse fatto colazione con me...>> - Si arrestò. A chi e a cosa servivano adesso quei pensieri? A nessuno, si rispose.
    -Grazie-. Le parole di Giacomo lo colpirono come un fulmine a ciel sereno. Giacomo non aveva mai chiesto scusa per niente, né a lui né a nessun altro. Credeva che tutto gli fosse dovuto e questo gli bastava per ergersi sulla vetta della torre chiamata Superbia.
    -Grazie perchè mi sopporti anche quando mi rendo davvero insopportabile. E grazie perchè ci sei quando ho bisogno di te.- Quelle parole giunsero al cuore di Enrico come acqua fresca rigeneratrice. Gli sorrise, e quando, in tono bonario, stava per dire -Era ora che ti decidessi a ringraziarmi per tutto quello che ho fatto per te in questi anni...!-, un fulmine squarciò il cielo, ed un tuono rimbombò tra le fronde degli alberi.
    -Dobbiamo tornare indietro... Qui tra poco scoppia il temporale dell'anno...-
    Si alzarono, annusarono l'odore di pioggia che già stava riempiendo l'aria e si misero in cammino verso il rifugio.

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  8. Che bello, Salvatore!!!
    Corro a leggerti subito!!!

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  9. ( Al temporale e all’acqua si aggiunge il vento a raffiche, Giacomo e Antonio si addossano il più possibile alla parete, poi, come spesso avviene in alta montagna, il temporale cominciò a spostarsi verso ponente e il sole ricominciò, attraverso un’aria limpida a filtrare dalle nuvole alte )
    Giacomo
    Porca miseria ho avuto paura che il vento ci staccasse dalla parete, adesso ci conviene aspettare che si asciughi un poco, comunque è meglio restare in sicurezza.
    Antonio
    Hai ragione, ma ancora voglia di andar su?
    Giacomo
    Vedremo fra un poco, se si asciuga presto con questo sole perché no, bisogna risalire subito sul cavallo che ti ha buttato a terra.
    Antonio
    Si, ma con rispetto ed attenzione.
    Giacomo
    Be visto che dobbiamo aspettare raccontami ancora qualcosa sui numeri primi
    Antonio
    Ti dirò, non sono sicuro di capire tutti i passaggi, ma è interessante sapere che la questione comincia con una cosa che sembra assolutamente banale, il lancio di una monetina.
    Se lanci una moneta in aria un numero N di volte, se questo N è abbastanza grande, quante probabilità ci sono che venga testa e quante che venga croce?
    Giacomo
    Questo lo so anch’io, 50 e 50.
    Antonio
    Invece Gauss dimostrò che la risposta è logaritmica, dimostrò anche che era possibile calcolare quanti numeri primi fossero contenuti in un intervallo dato e calcolò che più grandi erano i numeri presi in considerazione, minore era il numero di primi in esso compreso, insomma pur avendo individuato delle regole, quello dei numeri primi restava un calcolo probabilistico.
    Giacomo
    Frena, la cosa mi si sta ingarbugliando in testa ancora di più. Fermiamoci qui con la teoria e visto che il terreno è quasi asciutto, ricominciamo con la pratica, forza saliamo.
    (I due amici ricominciano a salire lungo la ferrata, due ore di fatica e poco dialogo, poi sono in cima)
    Antonio
    Guarda che meraviglia l’aria è così tersa che si vede in lontananza luccicare il lago di Centrocadore.
    Giacomo
    Non credo sia il lago di Centrocadore, è più facile che sia quello di S. Anna, comunque è una questione di probabilità.
    Antonio
    Sarà come dici, però una cosa è sicura, adesso dobbiamo cominciare a scendere e sarà una bella fatica, però stasera csonzei e capriolo.

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  10. Nonostante Renato cercasse di convincerlo a tornare indietro, Alex adesso si sentiva meglio ed era intenzionato a proseguire il cammino. "Mi sono comportato proprio da irresponsabile ieri sera, non sono più un ragazzino e ho bisogno anch'io dei miei tempi di recupero" pensò tra sè mentre Renato insisteva per interrompere la loro gita.
    "Non se ne parla proprio, amico mio, adesso va tutto bene, posso andare avanti" gli disse con testardaggine, "magari non arriveremo fino al rifugio come ci eravamo prefissati e ci fermeremo in un'altra area di sosta, ma non voglio rovinare interamente questa giornata! E poi ho qualcosa da raccontarti". Così proseguirono, passeggiando ad un ritmo più blando e cercando di godersi l'aria di montagna.
    Finalmente ne approfittarono entrambi per farsi delle confidenze. "Ho conosciuto una ragazza" iniziò a dire Alex. "Non mi sembra che ci sia qualcosa di strano!" gli rispose Renato, visti i precedenti di Alex. "Si, ma questa volta è diverso rispetto alle altre volte. Con lei provo sensazioni che non conoscevo e vivo ogni incontro con vivacità -come se fosse il primo appuntamento- e con intensità -come se sapessi di vederla per l'ultima volta- nello stesso momento".
    Renato era stupito dalle parole di Alex, non gli aveva sentito mai dire cose del genere, e solitamente parlava di una ragazza considerandola come un trofeo piuttosto che una persona. "Con lei ho capito che nel rapporto tra uomo e donna ciò che è essenziale ma spesso difficile da raggiungere è la capacità di non dare niente per scontato e ogni giorno ripartire sempre da zero, come se guardassimo il mondo con gli occhi di un bambino che si appresta a scoprire quello che lo circonda".
    "Sono contento che tu abbia trovato una persona che ti dona queste sensazioni così speciali, è molto romantico!" disse Renato. Gli sembrò però che un'ombra attraversasse lo sguardo di Alex. "Vedi Renato, il problema è che lei ha radici musulmane, e sono sicuro che i miei genitori non la accoglieranno facilmente nella nostra famiglia, soprattutto considerando il fatto che ho intenzione di
    stabilirmi definitivamente nel suo paese".
    Fu Renato a questo punto ad incupirsi, le parole che stava sentendo avevano un
    significato profondo, il significato di un distacco definitivo, di un vuoto che non sarebbe stato più colmato. E come se gli
    elementi atmosferici stessero entrando in sintonia con il suo stato d'animo, d'improvviso delle spesse nubi nere oscurarono il cielo. Iniziò a piovere, ma non si capiva se il viso di Renato fosse bagnato di gocce di pioggia o di lacrime.

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